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L'imposta sulla fortuna trasformata in „imposta sulla fortuna immobiliare“ 

L'imposta sulla fortuna (ISF) è riorientata solo sui beni immobili affinché i valori mobiliari (azioni, obbligazioni, assicurazioni sulla vita...) non siano più tassati. Questo cambiamento provocherà una riduzione del gettito di 3,2 miliardi di euro per incoraggiare gli investimenti nell'economia.

Alcuni beni mobili di lusso come le imbarcazioni da diporto, le auto sportive o pure la cessione dei metalli preziosi saranno ancora soggetti a tasse speciali, ma il loro totale porterà solo tra 40 e 50 milioni di euro.

Creazione di „Flat Tax“

Oltre alla riforma dell'ISF, a partire dal 2018 un prelievo forfettario unico (PFU) del 30%, detto “flat tax” è stato applicato. Tale imposta sarà applicata sui redditi mobiliari, ad eccezione del Livret A (libretto di risparmio a tasso regolamentato il cui reddito è esentasse), del PEA (risparmio in azioni) e dei contratti di assicurazione sulla vita inferiori a 150.000 euro e mantenuti per più di otto anni. Questa riforma, intesa a semplificare la tassazione del capitale e ad avvicinarla al livello degli altri paesi europei, provocherà una diminuzione del gettito di 1,3 miliardi di euro nel 2018.

Inoltre, la riduzione dell'imposta sul reddito ("Madelin") per un investimento nelle PMI passa dal 18% al 25% e entro un importo massimo di 10.000 euro.

Il dispositivo "Pinel" rifocalizzato 

Il dispositivo fiscale Pinel che propone una riduzione di tasse di 21% al massimo, se l'investitore nell'immobiliare nuovo si impegna ad affittare il suo bene per 6, 9 o 12 anni, è prolungato per 4 anni, fino al 31 dicembre 2021, ma il perimetro ne è stato ristretto. Per beneficiare del dispositivo, i proprietari dovranno acquistare oramai il loro bene nuovo in una delle città dove il prezzo di un metro quadrato è più alto. Vuol dire? Parigi, ed i comuni dell'Ile-de-France, così come la Costa Azzurra e la regione ginevrina.

La ritenuta alla fonte riportata

La ritenuta alla fonte, una misura chiave dei cinque anni precedenti, non entra in vigore, come previsto, il 1 gennaio 2018. Il nuovo esecutivo ha preferito riportare di un anno questa riforma che consiste in raccogliere l'imposta sul reddito al momento dello stipendio, e non un anno dopo come nel sistema attuale. 

L'amministrazione che aveva lanciato una fase di test inizio luglio per "esaminare la robustezza tecnica" del dispositivo e per valutare "il carico generato" per gli imprenditori, aveva trovato che una conversione potrebbe occorrere in 2019, e il progetto è stato riportato. La riforma entrerà in vigore inizio 2019.



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